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 « settembre 2008 » 
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Il Salento ha un enorme patrimonio enogastronomico, la cui tipicità è costituita dai prodotti della terra, come olio e vino, dalla cucina povera dei contadini. L’albero d’ulivo rappresenta per il Salento una componente fondamentale per esaltare con i suoi prodotti i sapori delle pietanze salentine e per i paesaggi che riesce a disegnare. Gli uliveti del Salento sono musei paesaggistici a cielo aperto, insieme ai frantoi ipogei, straordinari esempi di architetture pre-industriali. Per comprendere la storia e l’identità di una popolazione, occorre far riferimento alla tradizione eno-gastronomica. La cucina salentina è molto semplice, genuina, sana e nutriente, con sapori decisi e delicati, che varia con le stagioni. Durante il periodo estivo si preparano le provviste per l’inverno con le verdure e gli ortaggi, ma anche le conserve di pomodoro, di melanzane, di ortaggi sott’olio, di marmellate e confetture, i pomodori secchi e la famosa cotognata, preparata con le mele cotogne. La tavola dei contadini era imbandita da pietanze dal gusto casereccio, espressione intensa della terra da cui provengono. La fantasia delle massaie riusciva a creare piatti gustosi, ma semplici da preparare, con pochi ingredienti. Molte pietanze risentono delle leggende popolari: le “Sagne n’cannulate” rappresentano i trucioli della pialla di S. Giuseppe. Le “frise” sono l’espressione di una leggenda, secondo la quale queste furono portate da Enea, sbarcato ad Otranto. Da assaggiare le “pitte”, le polpette di cavallo, il rustico, le crocchette o panzarotti di patate, la “scapece”, le pittule, i pezzetti di carne di cavallo al sugo, la pignata di polipo, la zuppa di pesce, la “tajeddha” di patate, riso, zucchina e cozze, cicorie e fave bianche e infine “ciciri e tria”. Tra i dolci il pasticciotto, il fruttone, la pasta di mandorla nel periodo di Pasqua e Natale, i “purceddhruzzi” e le “n’cartellate” con il miele, legati alla tradizionali e più importanti feste religiose, gli amaretti, i saporelli, e le “pitteddrhe”. Una delle risorse più importanti del Salento è il vino, ormai conosciuto in tutto il mondo grazie alla qualità del prodotto ed alla bravura e preparazione dei tanti imprenditori locali. Il Salento è terra di vini rossi e rosati e le zone più prolifere sono quella a Nord di Lecce, la zona di Monteroni, Carmiano, Leverano, Veglie, Copertino, Nardò, quella di Matino, Tuglie, Alezio, Sannicola e Gallipoli ed il basso Salento. Tra i più apprezzati troviamo il Negramaro, un vitigno a bacca rossa con grappoli di colore nero-rossastro, dal gusto deciso ed intenso; il Bianco di Alessano, il Doc di Galatina; Alezio e Matino; la Malvasia Nera di Lecce, il Moscato Bianco, lo Spaccabicchiere rosso di Nardò o il rosato Doc. Da ricordare l’antica usanza greca per produrre il vino: si pigiavano delicatamente le uve contenute nei sacchi in modo tale che potessero lacrimare lentamente e quindi il mosto non poteva venire a contatto delle bucce. Con questo metodo si produceva il Rosato del Salento, dalla delicata persistenza e dal gusto semplice ed intenso. Ecco perché il Salento è una terra da assaggiare, che resta impressa nella mente di colui che riesce a comprenderne i segreti, i suoni, le immagini ed il calore della gente.




     
     
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