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 « settembre 2008 » 
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Sono tanti i mestieri tipicamente artigianali del Salento e che si conservano silenziosamente nel tessuto economico salentino: dai cartapestai agli artigiani del ferro-battuto, della ceramica e della creta, dalla terracotta alla lavorazione della pietra leccese, del rame, del giunco, del vimini, dagli ebanisti ai tornitori e agli impagliatori di sedie.Per le vie del centro di Lecce è facile trovare le botteghe degli artigiani, che con cura e passione modellano materiali poveri, rendendoli emozionanti e belli da ammirare. La cartapesta, insieme alla lavorazione della pietra leccese, è la forma di artigianato più conosciuta nel mondo. La sua lavorazione risale al ‘600 nei retrobottega dei barbieri leccesi, quando con la colla e la carta dei giornali modellavano sculture e oggetti. La tradizione leccese ricorda numerosi artigiani, succedutisi nel tempo, specializzati nella produzione di statue sacre, raffiguranti Santi e Madonne, che si possono ammirare nelle Chiese del Salento, arricchendo gli altari e le nicchie barocche. La pietra leccese è una lavorazione molto più creativa; in tutto il barocco leccese e salentino è presente questo materiale di colore giallo sabbia e morbido da modellare. Gli scalpellini del ‘500 e ‘600 leccese hanno dato un’anima a questa pietra, rendendola un nobile materiale utilizzato per costruire e abbellire palazzi, chiese, case e monumenti; tra costoro, come nomi più celebri, si ricordano lo Zimbalo, il Cino, i Manieri, il Penna, autori della maggior parte delle meraviglie del barocco salentino. La lavorazione della terracotta era diffusa in tutta la zona fin dal ‘500, soprattutto in quella compresa tra Nardò, Gallipoli, Ruffano e Cutrofiano.
Famosa è S. Pietro in Lama per la costruzione degli “imbreci” simili a tegole, fatte rigorosamente a mano e quindi diverse le une dalle altre.
La lavorazione della terracotta viene utilizzata per produrre piatti da portata, fischietti, campanelle ed i pupi del presepe. Il rame lavorato dava origine alle pentole ed ai calderoni (c.d. quatare e quatarotti), bracieri e “scarfa lietti” (scalda letti), che non potevano mancare in ogni casa, utilizzati come riscaldamento. Altra lavorazione importante è quella dei prodotti in giunco o vimini, che ancor oggi pochi artigiani riescono a lavorare. Si tratta di manufatti utilizzati per la raccolta del pane, della frutta, delle olive, simili ai cesti o borse di medie e grandi dimensioni conosciuti col nome di “panarieddhri”. I materiali venivano intrecciati senza alcun tipo di materiale da fissaggio, restando in “tiro” per sempre. Nel Sud Salento è molto diffusa la lavorazione dei tessuti e delle fibre, per produrre pizzi e merletti, ricami e camicie.
Infine, il ferro battuto viene lavorato per dar vita a forme dal design originale, un tempo utile per i letti, i mobili ed accessori vari, oggi anche per abbellire case, uffici, chiese.




     
     
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