
Sono
tanti i mestieri tipicamente artigianali
del Salento e che si conservano silenziosamente
nel tessuto economico salentino: dai cartapestai
agli artigiani del ferro-battuto, della
ceramica e della creta, dalla terracotta
alla lavorazione della pietra leccese, del
rame, del giunco, del vimini, dagli ebanisti
ai tornitori e agli impagliatori di sedie.Per
le vie del centro di Lecce è facile
trovare le botteghe degli artigiani, che
con cura e passione modellano materiali
poveri, rendendoli emozionanti e belli da
ammirare. La cartapesta, insieme alla lavorazione
della pietra leccese, è la forma
di artigianato più conosciuta nel
mondo. La sua lavorazione risale al ‘600
nei retrobottega dei barbieri leccesi, quando
con la colla e la carta dei giornali modellavano
sculture e oggetti. La
tradizione leccese ricorda numerosi artigiani,
succedutisi nel tempo, specializzati nella
produzione di statue sacre, raffiguranti
Santi e Madonne, che si possono ammirare
nelle Chiese del Salento, arricchendo gli
altari e le nicchie barocche. La pietra
leccese è una lavorazione molto più
creativa; in tutto il barocco leccese e
salentino è presente questo materiale
di colore giallo sabbia e morbido da modellare.
Gli scalpellini del ‘500 e ‘600
leccese hanno dato un’anima a questa
pietra, rendendola un nobile materiale utilizzato
per costruire e abbellire palazzi, chiese,
case e monumenti; tra costoro, come nomi
più celebri, si ricordano lo Zimbalo,
il Cino, i Manieri, il Penna, autori della
maggior parte delle meraviglie del barocco
salentino. La lavorazione della terracotta
era diffusa in tutta la zona fin dal ‘500,
soprattutto in quella compresa tra Nardò,
Gallipoli, Ruffano e Cutrofiano.
Famosa è S. Pietro in Lama per la
costruzione degli “imbreci”
simili a tegole, fatte rigorosamente a mano
e quindi diverse le une dalle altre.
La lavorazione della terracotta viene utilizzata
per produrre piatti da portata, fischietti,
campanelle ed i pupi del presepe. Il rame
lavorato dava origine alle pentole ed ai
calderoni (c.d. quatare e quatarotti), bracieri
e “scarfa lietti” (scalda letti),
che non potevano mancare in ogni casa, utilizzati
come riscaldamento. Altra lavorazione importante
è quella dei prodotti in giunco o
vimini, che ancor oggi pochi artigiani riescono
a lavorare. Si tratta di manufatti utilizzati
per la raccolta del pane, della frutta,
delle olive, simili ai cesti o borse di
medie e grandi dimensioni conosciuti col
nome di “panarieddhri”. I materiali
venivano intrecciati senza alcun tipo di
materiale da fissaggio, restando in “tiro”
per sempre. Nel Sud Salento è molto
diffusa la lavorazione dei tessuti e delle
fibre, per produrre pizzi e merletti, ricami
e camicie.
Infine, il ferro battuto viene lavorato
per dar vita a forme dal design originale,
un tempo utile per i letti, i mobili ed
accessori vari, oggi anche per abbellire
case, uffici, chiese.
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